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Nella tua città c’è un lager, Chiudere i CIE subito!

DOMENICA 23 MAGGIO 2010

OCCUPAZIONE DI VIA DEL PORTO FLUVIALE 12 (PIRAMIDE)

 

Nella tua città c’è un lager Chiudere i CIE subito!


DALLE ORE 17.30 A SEGUIRE:

Contributi, testimonianze e racconti della Rete NoCie
-Presentazione del nuovo Vademecum sul Pacchetto
Sicurezza e dello sportello legale per i diritti dei e delle
migranti (
ogni martedì all’ex-Cinema Volturno dalle h.17.00
alle 19.00) a cura di RAP_Gruppo Inchiesta e Collettivo
Fuorilegge (RM3)

Cena sociale a sottoscrizione con piatti da tutto il
mondo

Selezioni musicali

 

dal 21 al 29 maggio: no border week


Per le strade di Roma diverse espressioni di protesta contro i CIE: presidi,
manifestazioni, proiezioni, concerti, azioni…
Per portare a conoscenza della città le proteste e le lotte dei e delle migranti reclusi nei
CIE, che da mesi si stanno succedendo sempre con più intensità.
Perché la loro resistenza ci incoraggia e ci spinge alla mobilitazione.
Per la chiusura di tutti i CIE e per dare forza ed essere solidali con
le lotte dei e delle migranti!


giovedì 27 maggio ore 16.00 a piazza dell’Esquilino: ASSEDIO SONORO
AL MINISTERO DELL’INTERNO

sabato 29 maggio dalle 15.00 alle 19.00: PRESIDIO DI SOLIDARIETA’
CON I RECLUSI E LE RECLUSE DEL CIE DI PONTE GALERIA

Per info: http://nocie.noblogs.org/


Firma la lettera aperta contro i CIE su
www.nocie.org


www.rap.noblogs.org http://abitare.noblogs.org/


Daje! Dale! Jalla! Allez! Daje! Dale! Jalla! Allez! Daje! Dale! Jalla! Daje! Dale

VI SERVIAMO OVUNQUE, ANCHE NEI LAGER!

VI SERVIAMO OVUNQUE, ANCHE NEI LAGER!
Roma, mercoledì 21 aprile 2010

Oggi un centinaio di persone tra studenti universitari, nativi e migranti, attivisti/e dei centri sociali, occupanti dei movimenti per il diritto all’abitare, antirazzisti e antirazziste si sono incontrati/e all’Università La Sapienza di Roma per dare vita a un’iniziativa di denuncia e boicottaggio contro i CIE (Centri di Identificazione ed Espulsione per migranti).

L’obiettivo era il gruppo “La Cascina”, che gestisce il servizio mensa della Facoltà di Economia e il bar universitario a piazzale Aldo Moro. Questa società, tramite l’affiliata “Auxilum”, dal 1° marzo è entrata nella gestione dei servizi interni al lager di Ponte Galeria.


Abbiamo scelto di denunciare la linea complice di quest’azienda che, oltre ad avallare l’esistenza e contribuire alla mala-gestione del CIE di Roma, è responsabile di somministrare cibo scadente, se non scaduto, e troppo spesso “condito” con psicofarmaci, allo scopo di aumentare il controllo sui migranti e le migranti reclusi/e.

È stato aperto uno striscione che diceva «La cascina: complice dei lager! No ai CIE» davanti all’ingresso della mensa di Economia, mentre altri/e entravano nelle sale distribuendo volantini e adesivi informativi, denunciando al megafono gli orrori di Ponte Galeria, invitando gli studenti e le studentesse a boicottare gli esercizi gestiti da “La Cascina”, parlando con lavoratori e lavoratrici e informandoli/e, molti/e per la prima volta, del profilo infame dei loro datori di lavoro.

Ci siamo poi spostati con un corteo spontaneo che ha bloccato la strada fino a La Sapienza, per poi proseguire dentro l’università fino al bar di piazzale Aldo Moro. Anche qui abbiamo denunciato la complicità di “Auxilium/Cascina” e invitato al boicottaggio attivo gli studenti presenti.

L’iniziativa si è conclusa con un pranzo sociale e una mostra tematica sulle condizioni del CIE di Roma al pratone dell’università.

Per costruire le prossime iniziative della campagna contro i CIE
GIOVEDÌ 29 APRILE ORE 19.00 AL FORTE PREDESTINO, CENTOCELLE

CHIUDERE I CIE SUBITO

NON RENDERTI COMPLICE!
BOICOTTA “LA CASCINA”

 
 
 
 

NELLA TUA CITTA’ C’E’ UN LAGER – Bollettino bisettimanale sui CIE, i lager del nuovo secolo

13 MARZO TUTTI/E A PONTE GALERIA

 
CONTRO I CENTRI DI DETENZIONE PER IMMIGRATI
CONTRO IL LAGER DI PONTE GALERIA
SOLIDARIETÀ CON CHI SI RIBELLA

IL 13 MARZO ANDREMO ANCORA UNA VOLTA SOTTO AL CIE DI PONTE GALERIA, PER ESPRIMERE LA NOSTRA RABBIA CONTRO LA RECLUSIONE DEGLI IMMIGRATI E LA NOSTRA SOLIDARIETÀ CON CHI LOTTA CONTRO I CENTRI D’IDENTIFICAZIONE ED ESPULSIONE.

Gli immigrati hanno denunciato più volte le pessime condizioni di vita nei CIE: cibo avariato, impianti di riscaldamento inesistenti, materassi insufficienti, mancanza di coperte e carta igienica. Il servizio sanitario è completamente assente: i medici ignorano i bisogni urgenti dei reclusi e gli somministrano psicofarmaci nel cibo per calmare e sedare chi si lamenta. I carcerieri, militari e crocerossini, dalla loro posizione di potere, rispondono a ogni protesta con la violenza e sfruttano il disperato desiderio di libertà di chi è recluso attraverso molestie e ricatti sessuali nei confronti delle donne e delle trans. Dopo un tentativo di stupro da parte dell’ispettore di polizia del CIE di via Corelli a Milano, le immigrate e gli immigrati reclusi nel centro si sono ribellati. Sono mesi che nei CIE di tutta Italia si susseguono scioperi della fame, battiture e forme di autolesionismo come protesta.

La repressione verso chiunque alzi la testa crea un cerchio senza uscita che porta gli immigrati dal CIE al carcere e dal carcere al CIE, disperdendo volta per volta chi si è ritrovato insieme nelle proteste, per spezzare la forza e i rapporti solidali che nascono nella lotta. Chi si ritrova da solo con la sua disperazione – nel terrore di continuare a vivere in questi lager e pur di non essere rispedito nel luogo da cui è partito (spesso paesi in miseria e in guerra) per un’illusoria ricerca di un benessere – trova come unica via d’uscita il suicidio. Siamo solidali con tutti e tutte coloro che non vogliono più accettare passivamente lo sfruttamento e la reclusione, denunciando e ribellandosi contro le condizioni in cui vivono.

Da tempo il CIE di Ponte Galeria si trova in un limbo amministrativo, perché l’appalto che affida la gestione alla Croce Rossa è scaduto ma viene rinnovato di mese in mese, e nel frattempo nessuno si preoccupa di realizzare i necessari lavori di manutenzione. Si prospetta l’ipotesi di un trasferimento in una nuova struttura e un cambiamento di gestione che vedrà la società di servizi “Auxilium” prendere il posto della Croce Rossa. Ma la soluzione non è né il miglioramento né il trasferimento. Non accettiamo la presenza di un lager nella nostra città. Non accettiamo le politiche razziste sull’immigrazione, che decidono sulla vita delle persone trattandole come se fossero delle merci. Non accettiamo che la scelta del posto in cui vivere sia dettata dal mercato globale del lavoro, che decide chi, quando e dove sfruttare.

Conosciamo le condizioni, ai limiti del sopportabile, in cui vivevano gli africani che lavoravano a Rosarno, condizioni sicuramente estese e diffuse tra i lavoratori stagionali. Rompere la pace sociale e ribellarsi – a Rosarno come altrove – è il primo passo per distruggere lo schiavismo capitalista e ogni forma di sfruttamento.

Contro le frontiere, per la libera circolazione delle persone. Contro tutte le prigioni, lottiamo per chiudere i CIE. Solidarietà con i migranti e le migranti in lotta. Solidarietà con i ribelli del CIE di Vincennes e con i compagni arrestati a Torino come a Parigi per la loro solidarietà con gli immigrati.

sabato 13 marzo 2010
appuntamento alle 10.00 alla Stazione Ostiense
oppure alle 11.00 alla fermata Fiera di Roma del treno per Fiumicino-Aeroporto

Antirazziste e antirazzisti contro i CIE
///SCARICA///STAMPA///DIFFONDI/// IL VOLANTINO:

PRIMO MARZO 2010 DAVANTI ALL’INPS

PRIMO MARZO 2010. L’ITALIA SENZA MIGRANTI
RIVENDICHIAMO I NOSTRI DIRITTI! INSIEME LO POSSIAMO FARE

Il primo marzo 2010 sarà una giornata di mobilitazione nazionale, il primo passo verso la costruzione comune di uno sciopero diffuso e generalizzato che veda in prima fila i lavoratori e le lavoratrici migranti in questo paese.

In questa fase di crisi sempre più profonda si acuiscono le difficoltà di chi vive e lavora in questo paese. Sono molti i lavoratori e le lavoratrici, immigrati o italiani, che non hanno il diritto di scioperare, perché non sono in possesso di un contratto regolare, oppure perché strozzati da condizioni di lavoro atipiche, per le quali è necessario immaginare altre forme di mobilitazione. Nonostante questo, la giornata del primo marzo potrebbe essere un momento di visibilità per tutte e tutti coloro che, migranti e italiani insieme, intendono costruire forme di conflitto nei loro luoghi di lavoro.

Dobbiamo smettere di accettare di essere considerate e considerati come una merce. Tutte e tutti.

L’INPS è l’ente che si occupa della previdenza per i lavoratori del settore privato. È lì che si conteggiano le pensioni e le indennità di malattia o infortunio. È lì che si decide il destino di molti lavoratori e lavoratrici che hanno fornito le proprie braccia e teste al lavoro.
In Italia si sta diffondendo sempre più l’idea che i lavoratori migranti siano una manodopera di riserva, che diventa un facile bersaglio su cui indirizzare la paura di chi, in tempi di crisi, vede assottigliarsi sempre più i propri mezzi di sostentamento. La ‘guerra fra poveri’ si scatena quando la tua sopravvivenza si basa su un ricatto continuo e finisce solo quando tutti e tutte ottengono gli stessi diritti.
Se un lavoratore straniero decide di tornare nel proprio paese, dopo aver dedicato il proprio tempo – e gran parte della propria stessa vita – alle imprese italiane, non ha diritto a una buonuscita per il periodo lavorato in Italia e perde tutti i contributi versati. Questa condizione, insieme alle mille altre che caratterizzano il lavoro ‘migrante’ in Italia, è inaccettabile.
La mattina del primo marzo invitiamo tutte e tutti a venire davanti alla sede dell’INPS, portando cartelli, slogan e gli oggetti che rappresentano il lavoro che facciamo.

 

Le persone non sono una merce!
Mettiamoci tutta la nostra forza e lottiamo! Solo così ci fermeremo alla felicità


PRIMO MARZO 2010
APPUNTAMENTO H 10:00 ALLA SEDE DELL’INPS
via dell’Amba Aradam 5 (San Giovanni)

r.a.p@autistici.org                                                         
rap.noblogs.org

Tutti i martedì sportello legale gratuito al Volturno Occupato, via Volturno 37

1° MARZO 2010: L’ITALIA SENZA MIGRANTI

 
1° MARZO 2010: L’ITALIA SENZA MIGRANTI
RIVENDICHIAMO I NOSTRI DIRITTI, INSIEME LO POSSIAMO FARE
 
E se…
E se per un giorno chi lavora ed è invisibile, nelle cucine dei ristoranti, nei bar, nei magazzini, nel silenzio delle case, si fermasse all’improvviso?
Se tutte e tutti noi, che viviamo con lavori precari, senza nessun tipo di riconoscimento previdenziale, che spesso ci versiamo i contributi da soli; noi che abbiamo anche un titolo di studio, ma nessuno lo riconosce; noi che siamo viste e visti come pericolo e allo stesso tempo sfruttati come una risorsa; noi che ci sentiamo dire "oggi non lavori più, non ti pago". Noi ricattati.
Che succederebbe se noi, proprio tutte e tutti noi a un certo punto incrociassimo le braccia?

Il primo marzo 2010 sarà una giornata di mobilitazione nazionale, il primo passo verso la costruzione comune di uno sciopero diffuso e generalizzato che veda in prima fila i lavoratori e le lavoratrici migranti in questo Paese.

Molte e molti di noi infatti non possono scioperare, perché lavorano in nero, non hanno il permesso di soggiorno o hanno paura di perdere il lavoro. Ma questa giornata potrebbe essere l’occasione per dare un segnale del fatto che esistiamo.
Non andare al lavoro, non consumare, organizzarsi nei luoghi in cui viviamo e lavoriamo.

Non pensiamo che il lavoro precario e senza diritti sia solo quello che facciamo noi migranti: in Italia, ci sono migliaia di lavoratori e lavoratrici, non importa se italiani o immigrati, che vengono sfruttati in tutti i modi possibili, pagati 3,50 all’ora; senza un contratto; con il rischio di dover lavorare anche dodici ore e ritrovarsi senza un braccio, feriti o addirittura di perdere la vita.
Pensiamo che dobbiamo smettere di accettare di essere considerate e considerati come una merce. Tutti.
Per tutto questo oggi dobbiamo lottare insieme perché questo governo  riconosca i nostri diritti come cittadini italiani; vogliamo il riconoscimento del nostro  lavoro e del nostro grado di studio, anche se proveniamo da un altro paese. Vogliamo che i nostri figli nati in Italia abbiano la cittadinanza.

Mettiamoci tutta la nostra forza e lottiamo! Solo così ci fermeremo alla felicità.

 
1° MARZO 2010

ore 10:00 PROTESTA di fronte all’INPS per le pensioni, via dell’Amba Aradam 5
ore 17:00 MANIFESTAZIONE, partenza da piazza di Porta Maggiore

r.a.p@autistici.org
http://rap.noblogs.org

Tutti i martedì sportello legale gratuito al Volturno Occupato, Via Volturno 37

 

 

 
1°  de MARZO: A ITALIA SIN NIGUN EMIGRANTE
RECLAMEMOS NUESTROS DERECHOS, JUNTOS LO PODEMOS HACER
 
Y si por un dia nosotros quienes trabajamos somos invisibles, dentro de la cocina del restaurante, en los bares, en las bodegas, dentro de las casas se parara todo al improviso?
Si todas y todos nosotros, que vivimos con trabajos bajos, sin ningun tipo de reconocimiento proveniente, que siempre pagamos los contributos de nuestra cuenta ; nosotros que tenemos un titulo de estudio, pero sin reconocimiento; nosotros que somos vistos como unos delincuentes, y que al mismo momento somos explotados ; nosotros que sentimos decir "hoy no trabajas mas, y no te pagamos".

Que sucederia si nosotros, propiamente todas y todos nosotros a un cierto punto cruzaramos los brazos?

El primero de marzo sera un dia de movilizacion nacional, sera el primer paso en direccion de construir comunmente de un paro difundido y generalizado, que vera en primera fila a los trabajadores y trabajadoras emigrantes en este pais.
Muchas y muchos de nosotros en verdad no podemos hacer un paro, porque trabajamos en negro, no tenemos el permiso de estar en Italia o tenemos miedo de perder el trabajo.
pero este dia puede ser la ocacione para dar una senal de la realizacion que estamos aqui.
No ir al trabajo, no hacer gastos, organizarnos en nuestro sitios de trabajo, sitios de vivienda.
No pensamos que el trabajo bajo y sin derecho sea solo ese que hacemos nosotros los emigrantes: en Italia, que somos millones de trabajadores y trabajadoras, no nos importa si seamos italianos o emigrantes que venimos siendo explotados en todos los modos posibles, pagados a 3,50 euros la hora; sin ningun contrato de trabajo; con el riesgo de estar trabajando aunque 12 horas y encontrarnos sin ningun brazo, heridos o tambien con la posibilidad se perder la vida.
Pensemos que devemos dejar de aceptar, de ser considerados y consideradas como una mercaderia. Todos nosotros.
Por todo eso hoy devemos luchar juntos, porque este gobierno reconosca nuestros derechos como unos ciudadanos italianos; queremos el reconocimiento de nuestro trabajo; y de nuestros grado de estudio teniendo un diploma universitario, aunque si venimos de otros paises.
Queremos que nuestros hijos nacidos aqui en Italia tengan la ciudadania italiana.

METAMOS TODA NUESTRA FUERZA Y LUCHEMOS. SOLO DE ESTA MANERA NOS PODEMOS PARAR A LA FELICIDAD.

1° de Marzo 2010
h. 10:00  Protesta frente a la INPS, Via dell’Amba Aradam, 5
h. 17:00 Manifestacion, Piazza di Porta Maggiore

rap.noblogs.org                        
r.a.p@autistici.org      

todos los martes ventanilla de informacion legal al Volturno ocupado, via Volturno 37 (Termini)

 

 

 
1st MARCH 2010: ITALY WITHOUT IMMIGRANTS
RECLAIM RIGHTS, TOGETHER WE CAN DO IT

What if…
What if, for one day, the invisible workers, in the kitchens of restaurants, in the bars, in the stores, in the silence of the houses, would stop?
We all, living with precarious jobs, no contracts, no retirement plans; we, those who have a good school grade, but no one recognize it; we, those who are seen as a danger and an exploitable resource at the same time; we, the people who hear to say “today you don’t work, no money”. We, those who live blackmailed.

What if we all, at one point,  would cross our arms?

The 1st of march will be a national mobilisation day, the first step towards a general strike, in which immigrants workers in this country should loud their voice.

Most of us cannot go on strike, because they work without a contract, they don’t have the  permesso di soggiorno or they are afraid to lose their job. But this day of action could be the time to tell everybody that we exist.

Do not go to work, do not buy anything, organize yourself in the neighbourhood you are living in.

We don’t think that precarious jobs are done only by immigrants workers: in Italy there are thousands of workers, Italian or foreigners, that are exploited in several ways; paid 3,50 euro per hour; without any kind of contract; risking to works until 12 hours a day and losing an arm or even their life.
We think that we should stop allowing to be considered as goods. Each one of us.

For all these reasons we have to struggle together in order to make this government recognize our rights as citizens; we want our work and school degree recognized. We want our children, born in Italy, to receive the Italian nationality.

Put all your force and struggle! Trough this way we can reach happiness.

1ST MARCH 2010

10 am action in front of INPS, for retirement grants, Via dell’Amba Aradam, 5 (San Giovanni)

5 pm Demo “A day without immigrants”, Piazza di Porta Maggiore

rap.noblogs.org  
r.a.p@autistici.org

Each Tuesday free legal assistance at Volturno Occupato, Via Volturno 37 (Termini station)

 

 

BLACKS OUT. Un giorno senza immigrati @ Volturno

18/02/10 Assemblea verso il Primo Marzo a Roma

 
18 febbraio ore 16 Cinema Aquila
Assemblea pubblica
Appello per il Primo marzo a Roma
Una giornata di mobilitazione contro la Bossi-Fini e il Pacchetto sicurezza
Attraversiamo la città per i diritti di cittadinanza
Rilanciamo la vertenza Rosarno
 
Repressione e criminalizzazione, negazione dei diritti e degli spazi di convivenza, politiche d’intolleranza e campagne d’odio. Dai flussi al lavoro, dalla scuola al sociale, le scelte del governo sull’immigrazione sono sempre più caratterizzate dalla propaganda che alimenta razzismo e xenofobia. Il Pacchetto sicurezza rafforza un contesto sociale che fa degli ultimi merce da sfruttare. È un concentrato di ipocrisia: il reato di clandestinità è solo un alibi per favorire lo sfruttamento della forza lavoro migrante. Il tutto in un contesto europeo che, se pur con toni diversi, legittima la chiusura delle frontiere nel nome della sicurezza, di fatto rafforzando un pericoloso principio: pieni diritti ai cittadini Ue, nessun diritto agli altri.
Intanto però la crisi allarga il disagio e la frattura sociale e l’approccio securitario all’immigrazione è di fatto un ulteriore strumento per dividere ed indebolire il mondo del lavoro e predisporre un nuovo modello di società basato sulla destrutturazione dei diritti di tutte e di tutti aumentando l’insicurezza sociale. Un contesto dentro il quale è nata quell’ampia rete che ha costruito una forte opposizione sociale alle politiche securitarie del governo, con la grande mobilitazione dello scorso autunno. Regolarizzazione, stop ai respingimenti, no ai Cie, diritti sociali e di cittadinanza, una piattaforma larga e condivisa che ha permesso al popolo del 17 ottobre di radicare la lotta nei territori. Così come a Roma dove l’opposizione al Pacchetto sicurezza e alla Bossi-Fini si è caratterizzata concretamente nella costruzione di uno spazio di azione politica e di tutela concreta dei percorsi di resistenza dei migranti, come l’esperienza della comunità afgana che assieme alle associazioni antirazziste chiede con forza il diritto d’asilo in virtù di una guerra subita dall’Occidente o come la Rete no-Cie che ha prodotto negli ultimi mesi diverse mobilitazioni per la chiusura di Ponte Galeria. Decine di associazioni, centri sociali hanno determinato così percorsi di inclusione sociale e resistenza alla discriminazione con l’apertura di scuole d’italiano, sportelli di assistenza legale e spazi di aggregazione sociale e di autorganizzazione.
 
In questa complessa realtà di solidarietà e resistenza nasce la vertenza seguita alla ribellione degli africani a Rosarno che sono arrivati a Roma. Dopo le immediate mobilitazioni nella Capitale – con le comunità migranti e le associazioni antirazziste in piazza con lo slogan “Troppa (in)tolleranza nessun diritto”- sono stati i lavoratori migranti provenienti dalla Calabria, e ospitati da centri sociali e occupazioni romane, a costruire un’importante esperienza di autorganizzazione e di lotta. “I mandarini e le olive non cadono dal cielo” ci hanno detto con il documento scritto dall’Assemblea dei lavoratori africani di Rosarno a Roma. Una vertenza che prosegue per il riconoscimento del permesso di soggiorno per tutti i migranti deportati dalla Calabria, oltre che per l’accoglienza. Perché va ribadito con forza che gli africani di Rosarno sono vittime e non criminali. Perché occorre contestare quel “modello Rosarno” disegnato dal ministro Maroni all’indomani dello sgombero degli africani. Perché la specificità rosarnese sta nella presenza e nel dominio di una ‘ndrangheta criminale e razzista, contro la quale, occorre dirlo, bisogna costruire percorsi di riappropriazione degli spazi oggi sottratti alla democrazia e all’agire politico. Perché bisogna tenere alta la tensione sul caso Rosarno.
 
In questo clima, si va verso la giornata del Primo marzo, che su scala nazionale si sta caratterizzando come grande giornata di mobilitazione antirazzista e per i diritti di cittadinanza. A Roma le comunità migranti e le associazioni antirazziste lanciano un appello per costruire una giornata di opposizione alla Bossi-Fini, al Pacchetto sicurezza, contro il governo di centrodestra complice di sfruttamento e discriminazione. Chiediamo a tutte e tutti – associazioni, movimenti, realtà di base, mondo della scuola e del lavoro – di costruirla insieme. Per questo abbiamo indetto l’assemblea pubblica del 18 febbraio al Cinema Aquila: un momento di discussione e di allargamento, per fare il punto delle mobilitazioni e delle lotte – dal 17 ottobre alla vertenza Rosarno – e per lanciare un percorso comune per attraversare insieme, in corteo, il Primo marzo romano.
 
Rete antirazzista romana
 

13/02/10 Presidio davanti al CIE di Ponte Galeria

sabato 13 febbraio 2010
appuntamento alle 10.00 di mattina alla stazione Ostiense
per andare al CIE di Ponte Galeria a salutare Helen e Florence
e far sentire la nostra solidarietà ai reclusi e alle recluse in sciopero della fame
 
La notte scorsa hanno trasferito furtivamente in diversi CIE le cinque donne imprigionate dopo la rivolta nel CIE di via Corelli a Milano, che il 12 febbraio avrebbero dovuto essere scarcerate insieme a Mohamed Ellabboubi, morto in circostanze misteriose nel carcere di San Vittore.
Stanno cercando di obbligarle al silenzio perché durante il processo una di loro ha denunciato il tentativo di stupro da parte dell’ispettore-capo Vittorio Addesso.
Pensano così di indebolire la solidarietà e la protesta dentro e fuori i lager di stato, che in questi mesi si è sviluppata in diverse città.

Joy, Helen, Florence, Debbie, Priscilla e tutti i rivoltosi di Corelli non sono più invisibili.

La violenza istituzionale sulla loro pelle non deve passare inosservata.

La solidarietà è un’arma!

Invitiamo tutti e tutte sabato 13 febbraio alle 10.00 alla stazione Ostiense per andare in treno davanti al CIE di Ponte Galeria.

Saluteremo Helen e Florence che stanno per essere deportate a Ponte Galeria ed esprimeremo sostegno ai reclusi e alle recluse in sciopero della fame nei CIE di Roma, Torino, Milano e Bari.

 
FINCHE’ I CIE ESISTERANNO NESSUNO E NESSUNA POTRA’ DIRSI LIBERO/A
CONTRO LA VIOLENZA RAZZISTA E SESSISTA DELLO STATO
CONTRO OGNI GABBIA E REPRESSIONE
LIBERTA’ PER TUTTI E TUTTE
CHIUDERE I CIE
 

 

11/02/10 RIBELLARcI È UN’ARMA! CON JOY E HELLEN

giovedì 11 febbraio, ore 16.30
appuntamento davanti alla metro Piramide – Roma
volantinaggio di donne, femministe e lesbiche
Joy ad agosto si è ribellata al tentativo di stupro di Vittorio Addesso, ispettore capo del Centro d’identificazione ed espulsione di via Corelli a Milano. Hellen l’ha aiutata.
RibellarCi è un’arma
Joy si è ribellata al C.I.E. insieme ad altri uomini e donne.
RibellarCi è un’arma
Sono state incarcerate, hanno subito un processo. Joy e Hellen hanno urlato la violenza subita da Vittorio Addesso, denunciandolo in aula.
RibellarCi è un’arma

Sono state denunciate per calunnia. Domani, 12 febbraio, usciranno dal carcere e rischiano di essere rimandate nel C.I.E.
Non permettiamo che ricadano nelle mani dei loro aguzzini.
Non basta più urlare.
Come Joy e Hellen, contro l’oppressione di genere, di razza e di classe, ribelliamoci anche noi.
ROMPIAMO OGNI GABBIA!
LIBERE TUTTE E TUTTI!
giovedì 11 febbraio, ore 16.30
appuntamento davanti alla metro Piramide – Roma
volantinaggio di donne, femministe e lesbiche
venerdì 12 febbraio, ore 6.30 di mattina
appuntamento davanti alla stazione Albate Camerlata FS – Como
info 3272029720
CONTRO SESSISMO, RAZZISMO E AUTORITARISMO
DONNE CONTRO I C.I.E.