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La paura è una marea, torna indietro a chi la crea

“La paura è una marea torna indietro a chi la crea”
tavolo di discussione
20 Marzo 2009
Ore 16.30 presso l’ex Volturno
Via Volturno 
Governo della crisi e politiche autoritarie: pratiche di cospirazione e
attivazione dal basso
 
 
Le trasformazioni del sistema produttivo, il ridimensionamento e la
chiusura di grandi imprese transnazionali, le privatizzazioni dei beni e
dei servizi pubblici, l’implosione del mercato bancario e finanziario
investono i 4 angoli del pianeta e stanno, da anni, nutrendo questo
processo di crisi economica globale. Che il modello neoliberista fosse
infatti destinato a esplodere era già chiaro dopo il crack in Argentina,
come dopo la riapertura della guerra infinita per il petrolio in
Medio-oriente.

Questo processo di crisi economica ha già investito l’Europa, portando
anche paesi di più recente arricchimento, come Islanda e Grecia, a
dichiarare bancarotta, in un domino partito dal crollo dei colossi bancari
multinazionali.

In Italia coinvolge già da anni decine di migliaia di persone, che stanno
pagando caro e pagheranno per i prossimi anni, il prezzo della crisi.
Eppure, anche di fronte a questa crisi sistemica devastante, i governi
globali e locali, con poche eccezioni, continuano a promuovere, con
interventi di stato ad hoc, aiuti e sostegni alle imprese e ai grandi
capitali,e falsi interventi di welfare, scaricando il prezzo della crisi
sulle fasce più deboli della cittadinanza. Precarietà del posto di lavoro
e dell’alloggio, disoccupazione, caro-vita, svendita dei beni collettivi
mettono seriamente in discussione il nostro futuro.
In questa partita, la posta in gioco è altissima. I poteri globali, come
anche quelli che governano l’Italia, stanno definendo la loro priorità:
costruire consenso per poter governare la transizione e gestire questo
processo con polso fermo e metodi autoritari.

Il governo della crisi ha instaurato di fatto uno stato di eccezione
permanente
, in cui attraverso la paura e in nome dell’interesse nazionale
vengono colpite le fasce più deboli e viene repressa ogni forma di
dissenso, di alternativa, ogni spazio di libertà. Attraverso questo
meccanismo,diffuso e amplificato tramite media, dalla mancanza e
restrizione dei diritti il discorso viene deviato, nel tentativo di
individuare di volta in volta soggetti da indicare come responsabili.Ad
esempio le persone migranti: prima sfruttate, trattate come invisibili e
clandestini, e poi ancora criminalizzate e individuate come elementi
estranei, nemici da cui difendersi.
L’elemento dell’identità nazionale è alla base oggi della tattica
messa in campo: creare ed esasperare la competizione per il benessere,
istigando una guerra sociale.
Il nostro paese non è nuovo a svolte repressive, e solo in parte
rappresenta uno specifico nel panorama europeo. Il centrodestra che governa
l’Italia ha nel suo DNA il ventennio fascista, il golpismo e lo stragismo
degli anni ’60 e ’70, la xenofobia che accolse i primi, grandi flussi
migratori che investirono la penisola, il personalismo populista che ha
caratterizzato la politica italiana degli ultimi venti anni.

Mentre si continua a sostenere partiti e gruppi neonazisti e si organizzano
le ronde cittadine, si creano le condizioni affinché, proprio dalla stessa
società impaurita, venga la richiesta di norme e regole, che legittimino
la restrizione delle libertà e la chiusura degli spazi sociali e di
agibilità politica. Come nel caso degli ultimi decreti sulla sicurezza
urbana, del complesso di articoli chiamato “pacchetto sicurezza” e del
decreto antistupro, provvedimento ancora più odioso perchè strumentalizza
la violenza sulle donne evidenziata in chiave razzista .

L’altra strada che si percorre è quella tramite cui rendere sempre più
aridi e deserti i luoghi della relazione sociale e potenzialmente
conflittuale.

I modelli urbani che ci sono stati proposti negli ultimi anni in Italia,
come nel resto d’Europa, sono città governate con il pugno di ferro, a
colpi di ordinanze e attraverso la militarizzazione delle strade.

I tradizionali spazi del conflitto sociale, il mondo del lavoro e quello
della formazione sono sotto attacco sistematico: il diritto di sciopero e
di manifestazione viene fortemente limitato, mentre nelle scuole i processi
di impoverimento e i tagli alle risorse per l’insegnamento sono
accompagnati dal reinserimento dei dispositivi disciplinari più
grotteschi, come il voto di condotta o le classi separate.
Ma non sono solo luoghi e pratiche ad essere investiti dal
neoautoritarismo: il controllo sui corpi passa anche dall’inasprimento
delle norme sull’utilizzo di droghe o alcool, fino all’imposizione
della morale cattolica sulla regolamentazione della nascita e della morte.
Insomma, ci vorrebbero far vivere come vogliono loro: tutte e tutti chiusi
a casa o nei posti di lavoro.

Ma noi non abbiamo paura.

Non hanno avuto paura coloro che hanno agitato l’Onda studentesca,
nonostante
le minacce e i manganelli di polizia e neofascisti; non hanno paura
migranti, antifasciste e attivisti che stanno dando vita ad un movimento
contro le politiche della sicurezza e dell’emergenza sociale,
espressamnete xenofobe e repressive; non hanno paura tutte quelle donne che
sono scese in strada contro il decreto antistupro perchè sanno con
certezza che la violenza maschile non dipende dal passaporto ma da una
cultura sessista che combattono ogni giorno; non ha paura chi sta
costruendo le mobilitazioni in
vista dei vertici internazionali in tutta Europa, in attesa del ritorno dei
G8 in Italia, 8 anni dopo Genova.

In occasione del festival Independence Days vogliamo ritrovarci per
discutere insieme dei percorsi e delle pratiche di conflitto contro la
Governance delle gabbie sociali e dello stato di polizia, per affermare che
a questa fase di crisi che considera gli individui come linfa produttiva da
sfruttare e controllare, rispondiamo con la forza delle nostre pratiche di
lotta quotidiane espressione della ricchezza sociale che rappresenta
l’unica reale alternativa di un mondo possibile.

20 Marzo 2009
Ore 16.30 presso l’ex Volturno
Via Volturno

INDIPENDENCE DAYS – 18, 19, 20 e 21 Marzo 09